FEDERAZIONE ITALIANA DEI CIRCOLI DEL CINEMA (FICC)

CULTURA DI MASSA E PLURALISMO ASSOCIATIVO

da Fabio Masala, Il diritto alla risposta. Educazione degli adulti e mezzi audiovisivi di comunicazione di massa, CUEC ed. Cagliari 1985

 

 

[…] Penso che sia ora di affermare nei fatti e non con scontate petizioni di principio che le associazioni culturali di massa non sono cinghie di trasmissione dei partiti, e rivendicare quindi come necessità assoluta l’autonomia dell’associazionismo culturale accanto a quella dell’associazionismo sindacale. E ciò non per fuga o distacco dell’associazionismo culturale dalla politica, ma proprio per la ragione opposta. Il settore della cultura di massa è diventato ormai troppo ampio e importante perché lo si possa dirigere con interventi dall’esterno. Qui si svolge una gigantesca lotta di classe per impadronirsi di infrastrutture e di strumenti ma soprattutto dei cervelli di intere classi e popolazioni. Lo scontro non è all’interno di elites di liberi pensatori e neppure di ristretti ceti intellettuali. Ma coinvolge milioni di uomini e di donne nell’antagonismo permanente tra coscienza critica di massa e conformismo di massa. Questa lotta si svolge in ogni momento, in ogni passeggiata nei paesi e città tappezzati di manifesti, in ogni radio accesa, in ogni giornaletto sfogliato, in ogni poltrona davanti al televisore. Non può essere diretta da stati maggiori di rivoluzionari di professione perché non vi è alcun <> da conquistare con fredda risolutezza e bollente entusiasmo. Anzi il nemico si annida in miriadi di <<città delle illusioni>>: quasi sempre lo abbiamo introiettato, il nemico. Il nemico è in noi stessi, ci è cresciuto dentro attraverso l’uso libero, privato, individuale dell’innocuo tempo libero, della distrazione, del divertimento.

[…] Ma non vorrei ora parlare del mondo, anche se al mondo dobbiamo pensare specie nel momento in cui sembra debba scoppiare da un momento all’altro. Voglio solo sottolineare che la battaglia per la cultura di massa la dobbiamo combattere tutti e ognuno e non soltanto nelle forme generiche, assembleari delle manifestazioni e delle feste ma armati di teoria e costruendo esperienze. Consapevoli che la lotta che conduciamo come compagni nei partiti e nelle assemblee elettive e come lavoratori in fabbrica e nei sindacati e nelle cooperative la continuiamo al cinema o davanti alla TV come pubblico e quindi nelle associazioni culturali del pubblico. Senza questa lotta, senza rivoluzione culturale permanente le vittorie del giorno vengono tramutate di sera in sconfitte mentre i contorni del reale sfumano nella magia delle immagini.

[…] Ho usato e usiamo il termine pubblico frequentemente. E non soltanto per irritare gli imbecilli che sull’esaltazione del privato pensano di costruire le proprie fortune politiche o letterarie. Ma perché pensiamo che pubblico ed associazionismo siano le basi sulle quali costruire una risposta democratica e rivoluzionaria alla trasmissione unilaterale ed avvolgente dei messaggi del consumismo di massa […]

La cultura di massa non è spazio aperto per feste e giochi che confermano conformismi anche quando gestiti da enti locali progressisti. Essa è campo di battaglia e richiede adeguate attrezzature teoriche, strumentali e organizzative. Ma anzitutto richiede scelte preliminari a favore del nuovo pubblico dei lavoratori e dei contadini, dei giovani e delle donne, dei ceti e delle aree geografiche emarginate. Soltanto così si agisce democraticamente, ristabilendo una giustizia distributiva e produttiva. […] Riteniamo nostro dovere (e troppo spesso lo dimentichiamo) curare meno cinephiles, jazz fans, pop artisti e dedicarci di più all’organizzazione culturale del pubblico dei lavoratori manuali: operai, contadini, artigiani, donne casalinghe. Ovvietà demagogiche, dirà qualche raffinato storcendo la bocca. Promettiamo di smetterla con tali demagogie: appena e non prima dell’attuarsi completo della Costituzione e del diritto allo studio e alla cultura che essa prevede. Questo abbiamo inteso e intendiamo per lavoro culturale.

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