FEDERAZIONE ITALIANA DEI CIRCOLI DEL CINEMA (FICC)

LA LOTTA IDEOLOGICA TRA “TEMPO LIBERO” E “MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA”

da Fabio Masala, Il diritto alla risposta. Educazione degli adulti e mezzi audiovisivi di comunicazione di massa, CUEC ed. Cagliari 1985

 

 

[…] Anche in questo campo lo spartiacque è la prima guerra imperialistica, la prima guerra mondiale che getta sulla scena politica le masse. Queste sono indispensabili a ciascuna potenza imperialistica per partecipare alla sanguinosa spartizione del mondo. Per far combattere queste masse, non più per far loro accettare passivamente lo status quo, è necessario coinvolgerle in qualche modo; la propaganda diventa un affare di Stato ed i mezzi di comunicazione di massa, che esistono da dieci o vent’anni, vengono utilizzati e potenziati. Mistificazione e istruzione, necessità della propaganda e necessità della produzione camminano d’ora in poi di pari passo e le contraddizioni della cultura contemporanea derivano dalla coesistenza instabile di questi due aspetti, di queste due anime dei mezzi di comunicazione di massa, dalla possibilità di uno sviluppo culturale immenso per tutti e dalla realtà di un impoverimento culturale per tutti.

Mentre prima quindi il campo di interesse della lotta teorica riguardava essenzialmente una minoranza (in pratica i non analfabeti) oggi riguarda tutti (sia perché praticamente non vi sono più analfabeti, sia perché anche gli analfabeti vengono raggiunti dal cinema e dalla televisione) ed in tutti i momenti della vita (non vi è più il momento in cui ci si riposa e quello in cui ci si istruisce, ma un unico “tempo libero”; spesso addirittura ci nutriamo mentre ci istruiamo; la famosa situazione assurda di Tempi moderni di Chaplin la viviamo ogni giorno guardando la tv mentre si cena). […]

Il capitalismo in espansione si nutriva di tempo, si sviluppava con il tempo di lavoro e la sua fame di tempo aumentava anziché diminuire. Per secoli, giorno dopo giorno, ruberà tempo alla classe lavoratrice annullando feste, innalzando la durata della giornata di lavoro, aumentando i ritmi di produzione. Il lavoratore proclama il suo diritto al tempo libero, il capitalista afferma il suo diritto ad utilizzare a pieno il tempo, tutto il tempo, del lavoratore come tempo di lavoro. […]

Nasce, agli inizi dell’età borghese, un’ideologia capitalistica del lavoro che considera pernicioso moralmente il tempo libero dei lavoratori. […] si inventa il proverbio <<il tempo è denaro>> ed effettivamente gli atomi di tempo del lavoratore sono gli elementi di guadagno del capitalista. Il tempo del lavoro era diventato ormai la misura di tutto […] Non a caso la rivendicazione del tempo libero (prima come limitazione del tempo di lavoro, poi come tempo di libertà) diventa punto centrale della lotta del movimento operaio per la propria emancipazione. Così il problema e l’ideologia del tempo libero in senso moderno appaiono con il fenomeno dell’urbanizzazione, strettamente legato al macchinismo industriale e il movimento operaio proclama il proprio “diritto all’ozio” accanto al proprio “diritto al lavoro”, come componenti del “diritto alla vita”. […]

E per i primi militanti lo scarsissimo tempo libero che rimaneva dopo le ore di lavoro diventava tempo di combattimento o tempo di studio. L’idea di tempo libero nacque con quest’impronta di lotta. La rivolta operaia spingeva il lavoratore alla ricerca di metodi e mezzi di lotta, all’autoeducazione, all’autodidattismo, allo studio durante il poco tempo libero che gli restava dopo il sonno, il lavoro, i trasporti e i pasti quotidiani. […]

Resasi conto dell’importanza che aveva assunto l’azione delle organizzazioni popolari durante il tempo libero dei lavoratori, dentro e fuori della fabbrica, nella società civile, corse ai ripari […] Si insegnarono ai lavoratori tutte quelle cognizioni che, pur dando loro la sensazione di entrare nel regno della cultura, li allontanavano dalla cultura viva e rivoluzionaria dei circoli popolari. Notava Engels: “Qui tutta l’istruzione è addomesticata, priva di nerbo, servile verso la politica e le religioni dominanti, così che per l’operaio essa in realtà non è altro che una predica permanente per indurlo alla cieca obbedienza, alla remissività, alla rassegnazione, al suo destino>>.

[…] Oggi di fronte alle 8760 ore di un anno stanno soltanto 2328 ore di lavoro (che sarebbe però meglio chiamare di lavoro tradizionalmente inteso), mentre 6542 ore rappresentano ormai una dimensione tale della vita da influire decisamente su tutta l’economia mondiale. […] il capitale è passato da una politica di gretta opposizione a qualsiasi concessione di tempo libero ai lavoratori, a sviluppare tutte le proprie arti e le proprie energie per indirizzare in direzioni a lui favorevoli od almeno innocue l’utilizzazione del tempo libero da parte dei lavoratori. Di fatto si è sviluppata, specialmente ad opera della organizzazione culturale neocapitalistica, una politica reazionaria del tempo libero, che rischia, senza toccarne la forma, di svuotare di contenuto le conquiste di tempo realizzate, rivolgendosi ipocritamente a tutti, dal padrone all’operaio, come se anche sul terreno del tempo libero non si svolgesse la lotta di classe.

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