PREFERIREI DI NO. La disobbedienza al cinema

18 SETTEMBRE – 18 DICEMBRE 2018

Via Montesanto, 28 Cagliari – ore 20:45

Prende avvio martedì 18 settembre alle 20.45 in Via Montesanto 28 a Cagliari, con “…e quel giorno uccisero la felicità” : proiezione e incontro con il giornalista Silvestro Montanaro, la rassegna “PREFERIREI DI NO. La disobbedienza al cinema” organizzata dal Circolo del Cinema Laboratorio Ventotto con il contributo della RAS – Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La rassegna proseguirà fino a dicembre con film, incontri, libri e musica.

“Adesso dobbiamo avere paura di chi dice: obbedisco”

Il titolo della rassegna riprende il notissimo racconto di Melville Bartleby lo scrivano, col suo rifiuto, assolutamente categorico, definitivo, senza spiegazioni, per quanto pronunciato e detto assolutamente con dolcezza, usando il condizionale: preferirei di no. «Preferirei di no» fu la risposta che diedero 12 professori universitari su 1200, rifiutandosi di giurare fedeltà al fascismo. Lo stesso motto è usato in appelli recenti di chi si oppone alle politiche migratorie della UE. Come disse il critico e giornalista Dwight Macdonald dopo gli anni del nazismo e delle atomiche americane sul Giappone, “Adesso dobbiamo avere paura di chi dice: obbedisco”. Si tratta di “scegliere fra il dovere di obbedire e il dovere di insorgere”, diceva Guido Calogero, richiamandosi a Socrate. Sono queste alcune delle ragioni che ci hanno indotto alla realizzazione di una rassegna cinematografica che indagasse la disobbedienza nei suoi molteplici aspetti: la disobbedienza individuale rispetto ai dettami della norma, all’ingiustizia sociale, economica, politica, vissute come brucianti sulla propria pelle; la ricerca di strade alternative a quelle consuete per sé e per la propria famiglia, città, classe sociale; le forme di disobbedienza organizzata rispetto alle istituzioni, attraverso le pratiche della nonviolenza attiva, dell’organizzazione dal basso, della rivolta contro lo sfruttamento lavorativo, dell’accoglienza opposta alle leggi contro l’immigrazione.

Sulla base di tali premesse sono stati selezionati film di finzione e documentari articolando le pellicole coerentemente ad alcuni temi principali: la disobbedienza individuale rispetto al modello del “buon cittadino” fondato sul possesso di una casa, una famiglia, un lavoro stabili; l’opposizione alla famiglia, al modello patriarcale, alla scuola tradizionale, al binarismo dei generi; la disobbedienza rispetto a leggi ingiuste, in particolare quelle contro l’immigrazione, espressa attraverso la pratica della disobbedienza civile; la disobbedienza politica, espressa attraverso le forme dell’antimilitarismo e della diserzione; la gioia e l’autoaffermazione nella disobbedienza.

E’ a partire da alcune pubblicazioni degli anni Novanta che inizia a prendere corpo l’idea oggi molto diffusa nel dibattito pubblico che l’immaginario sarebbe stato (e oggi è) il principale campo di battaglia. Si tratta, in parte, di uno scontro antico, nel quale il cinema ha rivestito un ruolo fondamentale tanto di seduzione all’obbedienza (cinema di propaganda) quanto di accaparramento e indirizzo della disobbedienza, attraverso la proposta di miti (in questo il cinema americano è stato un maestro) che orientassero la carica eversiva in una coolness vendibile sul mercato, quindi capitalizzabile.

Allo stesso tempo, se è vero che fino a quando non ci si può immaginare un mondo diverso questo non possa esserci, il cinema stesso è e resta un luogo di produzione e creazione di immaginari altri sempre vitale e di estrema rilevanza.

Il cinema si è sempre relazionato, quindi, con la ribellione: ha esaltato figure di eroi solitari, ha descritto la tenacia, le contraddizioni, il dramma, spesso l’inevitabile punizione di chi si oppone alle leggi scritte e non scritte della società, sino a fare del ribelle il protagonista di un vero e proprio sottogenere, che ha avuto negli anni della contestazione la propria massima espressione. Ha inoltre assunto la ribellione non solo come contenuto narrato ma come assunto formale, dal Free cinema a Ken Loach, da Jean Vigo al Dogma, sino ai tempi più recenti del video partecipato e delle produzioni dal basso.

Il percorso che proponiamo si dipana perciò attraverso forme di ribellione e disobbedienza: da Simone-Manà, la giovane vagabonda di Senza tetto né legge di Agnes Varda che lascia casa e lavoro in nome della libertà, ai giovani senza futuro di Ken Loach, che con un colpo d’ala (e di genio) se ne costruiranno uno ne La parte degli angeli, dai protagonisti del classico di Hal Ashby Harold e Maude sino alla bella Marina di Una donna fantastica, che la precedente famiglia del suo compagno vorrebbe relegata all’invisibilità. La disobbedienza viene realizzata anche rispetto allo sfruttamento prima e al licenziamento poi dalle operaie francesi della black comedy LouiseMichel, che assoldano un killer per uccidere il padrone della fabbrica, ma anche attraverso le proprie competenze lavorative, come fa la lobbista Miss Sloane, opponendosi attivamente quando si vorrebbe persuadere le donne a far maggiore uso delle armi. Disobbedienti alle politiche dei propri Paesi sono i protagonisti di film intensi e toccanti sull’immigrazione, come Welcome di Loiret, Terraferma di Crialese e Io sto con la sposa, di Augugliaro, Del Grande e Al Nassiry. Ribelli alle regole, alla ricerca di un nuovo mondo da costruire dal basso, anche Captain Fantastic e, ancora, disobbediente alle norme della discriminazione razziale, che la confinano in un destino già scritto, la giovane Sami, Elle Marja, di Sami Blood, così come le donne di E ora dove andiamo?, che impongono la pace agli uomini del paese in cui vivono, in lotta per motivi religiosi, portando “l’altra” in casa propria. L’attivismo politico e la disobbedienza organizzata sono invece sia del già citato Io sto con la sposa, sia del documentario sulla Freedom Flotilla The Truth: lost at Sea.

Dal punto di vista dell’agire cinematografico un momento di particolare interesse lo abbiamo rilevato nel progetto del video partecipativo promosso e realizzato dall’associazione culturale “4cani per strada” che, in occasione della rassegna, ha potuto proporre uno dei suoi laboratori: qui la ricerca visuale e la raccolta di storie coinvolge attivamente i soggetti narrati, ponendosi così in contrasto con una narrazione unidirezionale per creare invece l’occasione di ricerca di un’antropologia condivisa e di un linguaggio innovativo che la esprima e la comunichi, portando avanti punti di vista inediti e nuove metodologie di relazione e produzione visiva.

La rassegna, volendo indagare le modalità di espressione del no, al fine di arricchire le conoscenze e le occasioni di discussione con il pubblico, proporrà anche incontri con alcuni/e studiosi/e e giornalisti che nel loro percorso hanno avuto modo di essere disobbedienti: Silvestro Montanaro, giornalista d’inchiesta la cui trasmissione C’era una volta è stata cancellata nel 2013 dalla Rai perché “scomoda”; Monia Cappuccini, giornalista e antropologa, che tra il 2012 e il 2015 ha svolto un lavoro di ricerca nella Grecia “della crisi”, in particolare a Exarchia, quartiere a trazione anarchica di Atena, ricostruendo una sorta di etnografia della resistenza, il cui esito è il testo Austerity and democracy in Athens. Crisis and community in Exarchia (Palgarve&McMillan ,2018); Gavino Santucciu, laureato in Storia all’Università di Cagliari con la tesi La storia di Cagliari nel dopoguerra tra processi urbanistici e conflitti sociali, percorso in una storia poco conosciuta della città, i cui nodi stanno però risalendo la china, in particolare per effetto della crisi e delle trasformazioni da essa prodotte nelle città.

Come disse Gandhi nel 1946: “Ogni violazione di una legge comporta una punizione. Una legge non diviene ingiusta semplicemente perché io lo affermo, tuttavia a mio parere essa rimane ingiusta. Lo stato ha il diritto di applicarla finché è contemplata nei codici, io devo resistere a essa in modo nonviolento. E lo faccio violando la legge e sottomettendomi pacificamente all’arresto e all’imprigionamento”. Quale rapporto tra l’individuo e lo Stato, che contempla la contemporanea importanza delle ragioni di Antigone e di quelle di Creonte? L’irrinunciabilità, contro lo Stato che non li rispettasse, dei diritti-doveri che appartengono alla sfera della morale e dell’umanità e di cui ogni individuo dovrebbe essere partecipe e difensore; l’adesione dell’individuo a quelle leggi che, riguardando tutti, permettono nei fatti un’armonica convivenza, nel rispetto di regole comuni stabilite con il concorso delle maggioranze pensanti e non manipolate, per il rispetto e la difesa degli interessi comuni. Quale rapporto tra legalità e giustizia, quando la maggior parte degli abominii della storia, dalla segregazione razziale all’apartheid, dallo schiavismo al nazismo, sono stati totalmente ingiusti e perfettamente legali?

Come già avevamo avuto modo di discutere nel corso del 2017 in occasione della rassegna “DENTRO. Rassegna cinematografica sulle carceri, i muri, la vita nonostante” la legge, in quanto esito di un rapporto di forze, non sempre è sinonimo di giustizia, servendo talvolta a tutela di una classe (o gruppo) dominante su un altro al quale, se volesse cambiare lo stato di cose esistente, non resta che la disobbedienza e la lotta.

Tra gli strumenti di disobbedienza e lotta non è mai mancata la musica: i canti di protesta hanno infatti sempre accompagnato le classi oppresse e il movimento operaio e, in Italia, l’archivio de ildeposito.org si occupa di cercare, raccogliere e restituire in occasioni pubbliche (con cantate e concerti, costituzione e formazione di cori) il grande patrimonio politico e culturale costituito dalle canzoni sociali e di lotta. In occasione della rassegna ospiteremo due momenti musicali in questa prospettiva: il primo “Avvitare due bulloni e il terzo no. Canti di disobbedienza, lotta e resistenza”, a cura proprio de il deposito, con Sergio Durzu e Roberto Deiana; il secondo “Evadere dall’evasione. Cantacronache 1958-2018”, durante il quale si approfondirà, attraverso la proiezione del documentario Cantacronache 1958-62. Politica e protesta in musica, l’esperienza artistica e culturale di Cantacronache, gruppo musicale della Torino di fine anni Cinquanta, il cui intento è stato raccontare il lato oscuro del “boom economico” italiano, dalla parte di chi il miracolo l’ha subito. Tesseremo così le fila che oggi hanno portato un nuovo gruppo di giovani musicisti/e a proporre i Nuovi Cantacronache, editi dal Cenacolo di Ares, dei quali, dopo la presentazione a cura di Ivo Murgia, sentiremo dal vivo il numero 4, con l’autore, Igor Lampis, e due musicisti, Stefano Minnei e Massimiliano Viani.

Come già visto attraverso la varietà dei film e documentari proposti, la disobbedienza può trovare una sua espressione anche individuale, tanto più in un momento in cui le forze coercitive che ci spingono ad una competizione e ad una performatività alienanti sono giunte a livelli di invasività altissima, secondo quella che una pubblicazione recente ha definito “la tirannia della valutazione”. A questo dedicheremo il laboratorio conclusivo della rassegna, condotto da Enrico Euli, formatore alla nonviolenza attiva e ricercatore all’Università di Cagliari: “Fare il morto. Vecchi e nuovi giochi di renitenza”. Così, come finale di questo lungo percorso di visioni, confronti e riflessioni, ci concederemo una giornata di esercizi del No, una ginnastica, finalmente anche fisica, della disobbedienza.

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locandina settembre-ottobre

locandina settembre-ottobre

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locandina novembre-dicembre

locandina novembre-dicembre

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Ad ogni proiezione seguirà la discussione.

Ingresso libero con tessera annuale 2018 del Circolo del Cinema FICC Laboratorio 28

(10e. quota sostenitore | 5e. quota ordinaria | 2,50 studenti e studentesse, disoccupat* e precari*)

laboratorioventotto@gmail.com

Circolo del Cinema LaboratorioVentotto

[Rassegna stampa | Materiali per la rassegna | La FICC, la Carta dei diritti del pubblico e altri testi]

Edited by www.ocos.altervista.org